Pubblichiamo una nota dei Co Portavoce di Europa Verde E.R. Silvia Zamboni e Paolo Galletti, sul fenomeno del caporalato, a seguito degli episodi venuti alla luce nelle campagne romagnole.
Scoperti nuovi casi di caporalato nelle
campagne della Romagna: occorre intervenire con urgenza e fermezza per bloccare
il fenomeno alla radice.
“La
Regione Emilia-Romagna promuova un Patto per il Giusto Compenso al Lavoro Agricolo
coinvolgendo le forze economiche e sociali della filiera”.
Bologna, 19.05.2020 - La recente emersione
di un nuovo caso di caporalato in Emilia-Romagna, con migranti afgani
e pachistani impiegati in aziende dei territori di Castrocaro Terme,
Bagnara di Romagna, San Clemente e San Giovanni in Marignano pagati da loro
connazionali pochi euro al giorno e condannati a vivere in condizioni disumane,
ha alzato il velo su una realtà finora rimasta nell'ombra, nonostante nella
nostra regione fossero emersi episodi di caporalato anche in passato. Come
ricordava domenica scorsa su un quotidiano bolognese Umberto Franciosi,
Segretario Generale Flai Cgil, che citava in particolare un caso a Forlì,
precisando che la sua organizzazione denuncia “da anni casi di caporalato e
intermediazione di manodopera agricola in tutta la filiera emiliano-romagnola:
dai campi ai macelli”.
L'importante opera di indagine svolta
dalla Magistratura e dall'Ispettorato del lavoro, che ha portato in superficie il
nuovo caso nelle campagne romagnole, affronta però solo la parte finale del
problema, che per essere risolto va analizzato e affrontato nella sua
complessità.
Due i piani sui quali occorre
agire con urgenza.
Il primo: regolarizzazione dei
braccianti immigrati per sottrarre alla malavita
esseri umani da sfruttare col lavoro nero facendo leva sulla loro situazione di
fragilità sociale. Giusta, quindi, la recente decisione del governo di
regolarizzare i migranti che lavorano nelle campagne. Si tratta però solo di un
aspetto: tutti i lavoratori agricoli stagionali - italiani oltre che stranieri
- sono esposti al rischio dello sfruttamento e dell’intermediazione criminale
di manodopera.
Per questo bisogna intervenire su
un secondo piano, ossia garantire il giusto compenso ad imprenditori
agricoli e braccianti lungo tutta la catena del valore, per sottrarre gli stagionali
al lavoro nero e al caporalato, che sono
funzionali a ridurre i costi della manodopera in una situazione in cui il datore
di lavoro agricolo sia a sua volta sotto-remunerato dall’acquirente finale. Tale
situazione di squilibrio nel potere contrattuale tra produttori e acquirenti danneggia
anche i circuiti agroalimentari locali, la piccola distribuzione di prossimità e
l’agricoltura contadina.
Anche la direttiva 633/2019 del
Parlamento europeo sottolinea che "Nella filiera agricola e alimentare
sono comuni squilibri considerevoli nel potere contrattuale tra fornitori e
acquirenti di prodotti agricoli e alimentari. È probabile che tali
squilibri di potere contrattuale comportino pratiche commerciali sleali nel
momento in cui partner commerciali più grandi e potenti cerchino di imporre
determinate pratiche o accordi contrattuali a proprio vantaggio relativamente a
una operazione di vendita".
In questo contesto, non aiuta il
fatto che, dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, sia ancora
ferma al Senato la proposta di legge che vieta le aste al doppio ribasso
nell’acquisto di prodotti alimentari dai produttori all’origine.
Per contrastare questa deriva, la
Regione Emilia-Romagna può fare molto, a partire dall’attivare
la Consulta Agricola Regionale, che
riunisce associazioni dei produttori agricoli, sindacati e Grande Distribuzione
Organizzata (GDO) - principale sbocco di mercato per l’ortofrutta proveniente dalle
nostre campagne. Questo tavolo di confronto - che Europa Verde chiede di
integrare con l'Ispettorato del lavoro e le organizzazioni dei produttori
biologici, una realtà sempre più rilevante in Emilia-Romagna - deve diventare
la sede per concertare una soluzione strutturale al problema del caporalato che
ristabilisca il giusto equilibrio tra tutti gli attori della filiera per assicurare la
trasparenza del prezzo finale dei prodotti agricoli attraverso la ridefinizione
delle quote di giusto salario per i lavoratori e di giusto profitto per gli
imprenditori. In altre parole, occorre definire e siglare un Patto per
il Giusto Compenso al Lavoro Agricolo.
A garanzia di questa correttezza,
Europa Verde propone inoltre di istituire un marchio di
certificazione per i prodotti "liberi dal caporalato". Con
questo strumento si potrebbe contrastare alla radice il fenomeno del lavoro in nero
e/o sottopagato, rendendo il lavoro agricolo socialmente sostenibile e
premiando i produttori onesti.
Infine, proponiamo che il
possesso di questo marchio sia collegato all’ottenimento di specifiche
premialità da inserire nei futuri bandi per l’assegnazione dei fondi del
Programma di Sviluppo Rurale.
Paolo Galletti, co-portavoce Europa Verde/Federazione dei Verdi Emilia-Romagna
Silvia Zamboni, consigliera regionale di Europa Verde
Silvia Zamboni, consigliera regionale di Europa Verde
e co-portavoce Europa Verde/Federazione dei Verdi Emilia-Romagna

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