Al link seguente, un bel documento scaricabile che confronta i due modelli prevalenti di agricoltura
in termini di efficienza globale ( https://camminardomandando.
La questione chiave che ci troviamo davanti per scegliere quali politiche promuovere a sostegno di quale modello agricolo è riassunta in questo passaggio del documento:
"La sovranità alimentare ottenuta attraverso la Rete contadina è la base della sicurezza alimentare mondiale. Sostenere la rete contadina è l‟unica scelta realistica che possiamo fare di fronte al cambiamento climatico. Ma entro la fine di questo secolo l‟agricoltura che è stata praticata per almeno 12.000 anni dovrà affrontare condizioni climatiche che il mondo non ha mai conosciuto in 3 milioni di anni. I contadini non potranno continuare a nutrire il mondo se non si introdurranno profondi cambiamenti."
Tra le tante informazioni note, ho trovato alcune cose veramente illuminanti. Un piccolo elenco questi messaggi chiave (la numero 3 è semplicemente devastante):
1. I contadini sono i principali o gli unici fornitori di cibo per più del 70% della popolazione mondiale, e producono questo cibo con meno (a volte molto meno) del 25% delle risorse (terra, acqua, combustibili fossili) utilizzate per portare sulle tavole il totale del cibo che si consuma nel mondo.
2. La catena alimentare agroindustriale usa quindi almeno il 75% delle risorse agricole mondiali ed è una delle principali fonti di emissioni di gas a effetto serra (GES), ma fornisce cibo a meno del 30% della popolazione mondiale.
3. Per ogni dollaro che i consumatori pagano ai rivenditori di cibo della catena industriale, la società paga altri 2 dollari per i danni all'ambiente e alla salute che la stessa catena provoca. La somma totale dei costi diretti e indiretti imputabili alla catena industriale equivale a 5 volte l‟ammontare annuale delle spese militari dei governi del mondo.
4. La catena agroindustriale manca dell‟agilità necessaria per rispondere al cambiamento climatico. La sua attività di ricerca e sviluppo non solo è distorta,ma è anche in calo nella misura in cui il mercato globale del cibo si concentra.
5. La rete alimentare contadina alimenta la biodiversità da 9 a 100 volte più della catena agroindustriale in termini di piante, bestiame, pesci e foreste. I contadini hanno la conoscenza, l‟energia innovativa e le reti sociali necessarie per rispondere al cambiamento climatico; hanno il raggio d‟azione e la scala adeguata; e sono più vicini a coloro che soffrono la fame e la malnutrizione.
6. Ci sono ancora molte cose sui nostri sistemi alimentari che non sappiamo di non sapere. A volte, la catena agroindustriale sa, ma non dice. Altre volte, i politici non vi prestano attenzione. Più spesso, non teniamo conto dei diversi sistemi di conoscenza che si trovano nella rete alimentare contadina.
7. La questione di fondo è che 3 miliardi e 900 milioni di persone soffrono la fame o la malnutrizione perché la catena agroindustriale è troppo distorta, immensamente troppo costosa e (dopo 70 anni di tentativi) semplicemente non arriva a nutrire il mondo.
Ma se tutto questo rende così evidente l'illogicità del modello agroindustriale, come mai si continua a sostenerlo, a scapito dell'agricoltura contadina?
Una prima risposta arriva da questa considerazione (sempre contenuta nel documento linkato): "Per la Catena è molto più economico e redditizio investire in pubbliche relazioni per pubblicizzare un'innovazione di facciata piuttosto che spendere in Ricerca e Sviluppo."
Oppure: " (...) la sfera dell‟informazione „protetta da brevetto aziendale‟ si sta allargando perché le imprese non vogliono a nessun costo far conoscere né al pubblico né ai politici ciò di cui sono a conoscenza. Come risultato, i politici accettano come incontestabili certi miti, come quello della crescita inevitabile del consumo di carne e di latticini e quello del bisogno di prodotti chimici (o di sementi OGM, aggiungo io) per l'agricoltura se si vuole produrre cibo per tutta l‟umanità."
Insomma, lobbing e propaganda. Efficacissimi sistemi di controllo della politica. O, almeno, dei politici, tendenzialmente ignoranti. Ci ritroviamo così, ai tempi del corona virus, per esempio, la chiusura dei mercati agricoli all'aperto, con relativo incremento del fatturato della GDO e strozzatura ulteriore dei piccoli produttori locali.
In conclusione, sempre citando il documento:
"Se ci fossero politiche adeguate, accesso alla terra e rispetto dei diritti, le strategie agroecologiche potrebbero raddoppiare o anche triplicare il numero dei lavoratori agricoli, riducendo sostanzialmente la pressione sulle città esercitata dalla migrazione, migliorando in maniera significativa la qualità nutrizionale del cibo e la sua disponibilità, eliminando la fame e nello stesso tempo riducendo di più del 90% le emissioni di gas a effetto serra dovute all'agricoltura."

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