lunedì 31 ottobre 2022

Sovranità Alimentare e speculazione finanziaria. Il grande bluff del governo.

 

Si fa un gran parlare di Sovranità Alimentare in questi giorni, grazie alla ridefinizione del ministero che fu, fino a pochi giorni fa, delle Politiche Alimentari, Agricole e Forestali.

Al link qui sotto, il giornalista fa una ricostruzione delle crisi alimentari degli ultimi anni, che non hanno niente a che vedere (in particolare, quella degli ultimi mesi, strumentalmente attribuita agli eventi bellici in europa dell'Est) con la produzione agricola globale, ma tanto con la finanziarizzazione dell'agricoltura e con le conseguenti speculazioni.

Al termine del breve video, le ragioni per le quali il nuovo nome del ministero rappresenta un capovolgimento del significato del termine Sovranità Alimentare ed un vero e proprio scippo a tutto il movimento altermondista che da anni si batte per l'autodeterminazione, anche alimentare, dei popoli.

Buona visione.

https://youtu.be/07KmoFCX0wc



sabato 7 novembre 2020

 In questo articolo (che riporto comunque qui di seguito) scritto da Antonio Onorati, socio di ARI (Associazione Rurale Italiana), per il Manifesto, alcune interessanti riflessioni sulla nuova PAC uscita dal Parlamento Europeo e su quali siano le possibili conseguenze e i veri motori delle scelte operate dai parlamentari.

In ogni caso, se la tua azienda è troppo piccola, o percepisci pochi soldi, non ne vedrai più. Al contrario, per i grossi latifondisti, i soldi verranno erogati anche per terreni non coltivati. E così, in un mondo che pubblicamente elogia la libera concorrenza, ancora una volta gli aiuti sono riservati a chi ne ha meno bisogno.

Lettura istruttiva.

La forza delle lobby ha affossato la Pac

Europa. La «nuova» Pac conferma il sostegno senza discussione a un’agricoltura industriale che continua a concentrare potere e risorse

Parole chiavi, come «digitalizzazione», «benessere animale», «competitività», «produttività», «agricoltura di precisione», «nuove tecnologie» ripetute in modo quasi ossessivo, finiscono per confermare il sostegno mai messo in discussione ad un’agricoltura industriale che concentra potere e risorse. Questo è possibile per una totale mancanza di un qualunque dibattito nella società europea su che cosa mangiare, chi lo deve produrre, come deve essere prodotto e dove deve essere prodotto. Le uniche voci che arrivano ai deputati – di cui non sospetto nessun elemento corruttivo – sono quelle di lobbying che, facendosi gioco delle regole della democrazia sostanziale, usano gli spazi democratici formali che consentono loro di costruire politiche pubbliche a supporto della riorganizzazione attuale del capitalismo europeo, di cui «il settore agricolo e alimentare» è un pilastro fondamentale (digitalizzazione, penetrazione del capitale finanziario, dematerializzazione dei beni e servizi, artificializzazione del cibo e del sistema agrario, distruzione dei diritti, in particolare quelli del lavoro).

UN RIFERIMENTO PER TUTTI: DELLE 6 IMPRESE sementiere che dominano il mondo (riferimento OCSE, 2019), 4 sono europee, di cui la prima di gran lunga la più potente, poi la quarta, la quinta e la sesta. La più importante degli Usa è solo terza. Togliamoci qualche dubbio scorrendo gli emendamenti. «Competitività»: «… Articolo 28 bis – Programmi di miglioramento della competitività. Il sostegno ai programmi di miglioramento della competitività assume la forma di un pagamento annuale ed è concesso sotto forma di: a) pagamenti concessi in base agli ettari ammissibili e destinati ad integrare il sostegno al reddito di base …». Ma si aggiungono altri soldi anche se nell’azienda si possono annoverare elementi del paesaggio «…Gli elementi del paesaggio sono inclusi tra i componenti della superficie agricola…». Un latifondista che dichiara centinaia di ettari contenenti tali elementi, li può escludere dalla coltivazione e ricevere comunque i soldi Pac

«QUALITA’ DEGLI ALIMENTI». «…f) aumentare il valore e la qualità dei prodotti, in particolare migliorando i prodotti destinati ad essere trasformati» (Articolo 28 quater). Semplice. Gli agricoltori debbono produrre alimenti di qualità industriale così che l’industria di trasformazione possa ridurre i costi di produzione per ottenere cibi artificalizzati.

«Beni pubblici europei». Nell’elenco di tali beni1 non figura nessun riferimento al lavoro, al benessere dei lavoratori della terra in particolare. Figura invece il «benessere animale». C’è un raro emendamento che corregge questo limite: «….c) consolidare il tessuto socioeconomico delle zone rurali per contribuire a preservare i posti di lavoro e crearne di nuovi, garantendo un reddito agli agricoltori, garantendo un equo tenore di vita per tutti i popolazione e combattendo contro l’esodo rurale…».

QUANTO PUO’ RICEVERE UN’AZIENDA come fondi della Pac? Ecco l’emendamento approvato» … (La Commissione) è responsabile del monitoraggio in tempo reale e sospensione dei pagamenti quando l’importo totale supera: a) 500.000 EUR nel primo pilastro per i pagamenti diretti; b) 1.000. 000 EUR per investimenti nell’ambito del secondo pilastro; qualsiasi superamento del tetto massimo è notificato alla Commissione. La Commissione valuta caso per caso se, nei casi debitamente giustificata, può essere fatta un’eccezione …».

Vale la pena di ricordare che in Italia (2018) solo 84 aziende superano il tetto dei 500.000 euro, sarebbe facile monitorarle e sospendere i pagamenti. Staremo a vedere, ma c’è una scappatoia «tecnica» già decisa. E per i piccoli agricoltori quanti soldi ci sono? «…Gli Stati membri fissano una soglia per superficie e/o un limite minimo di pagamenti diretti e concedono pagamenti diretti solo agli agricoltori attivi le cui superfici e/o volumi di i pagamenti diretti soddisfano o superano dette soglie…». Se sei troppo piccolo o se ti spettano pochi soldi della PAC, ora non li riceverai più. In Italia le aziende che ricevono meno di 5.000 euro di fondi Pac sono circa 652.000 su un totale (2018) di 780.000 aziende che ricevono soldi dal primo pilastro Pac. Comunque questo «risparmio» produrrebbe la somma non modesta di 878 milioni su un totale di soldi distribuiti dal primo pilastro di 3,7 miliardi di euro circa (2018), risparmio che si aggiungerebbe ai fondi da ripartire tra le grandi aziende. Le misure ambientali. Un emendamento, invece di indicare il cambiamento di un sistema di produzione insostenibile invita le aziende, per poter ricevere soldi in più in base agli ettari, a scegliere alcune azioni da una lista. Continuando con un sistema industriale, intensivo con un forte impatto, scegli ad esempio di «…f) misure a favore di uso sostenibile e ridotto di pesticidi, in particolare quelli che rappresentano un rischio per la salute o la biodiversità…», oppure questa «…i) misure per ridurre input e per migliorare la gestione sostenibile risorse naturali, come agricoltura di precisione…» (georeferenziazione e connessione satellitare, cioè capitalismo della sorveglianza, uso degli Ogm invisibili, etc). Tecnologia invece di agroecologia.

CRITICARE NON BASTA. E IN ARI CREDO utilizzeremo a fondo questo: «Emendamenti 1097, 1125 e 1180 – Regolamento proposto Articolo 134 bis (nuovo) – Testo proposto dalla Commissione. Meccanismo di reclamo per agricoltori e PMI 1. La Commissione stabilisce un meccanismo che permette agli agricoltori o alle PMI di presentare un reclamo direttamente alla Commissione nei seguenti casi: – accaparramento di terreni o minacce seria in questo senso; – grave negligenza da parte delle autorità nazionali….; — pressione o intimidazione da strutture criminali, oligarchiche o nell’area della criminalità organizzata; – gravi violazioni dei diritti umani Fondamenti…».

* Associazione rurale italiana (Ari)

mercoledì 10 giugno 2020

Agroecologia e CoViD-19



Sul sito di AssoRurale è stato pubblicato questo documento sulle relazioni tra diversi modelli agroalimentari e Pandemia/e. Un documento interessante che, finalmente, propone un approccio non solo tecnologico o medico al tema del rapporto tra virus "emergenti" e popolazione umana, ma, più correttamente, lo inserisce in un modello di organizzazione sociale che va rivisto per evtare di cadere nuovamente nel caos. Non solo ospedali, vaccini e cure mediche, ma anche economia, società, forme di produzione e consumo.
Una lettura caldamente consigliata che offre spunti di riflessione molto stimolanti.
http://www.assorurale.it/dal_coronavirus_allagroecologia_contadina_.html

sabato 23 maggio 2020



Adottata dalla CE la nuova Strategia UE per la Biodiversità al 2030



La nuova Strategia UE per la Biodiversità al 2030 - EU Biodiversity Strategy for 2030 – Bringing nature back into our lives è uno dei pilastri fondamentali del nuovo Green Deal Europeo.
Con la nuova strategia l’UE si pone l’obiettivo di stabilire aree protette per almeno il 30% del mare ed il 30% della terra in Europa, il ripristino degli ecosistemi degradati terrestri e marini in tutta Europa attraverso l’utilizzo di agricoltura sostenibile, l’arresto del declino degli impollinatori, il ripristino di almeno 25 000 km di fiumi Europei ad uno stato di corrente libera, la riduzione dell’uso e del rischio di pesticidi del 50% e la piantagione di 3 miliardi di alberi entro il 2030. Con la nuova strategia saranno sbloccati 20 miliardi di euro/anno. Questi soldi dovranno però essere destinati ad azioni finalmente concrete.
Crediamo che il 50% del Recovery Plan (RP) dovrebbe essere dedicato alla spesa per il clima e l’ambiente al fine di ricostruire economie e società più forti e resilienti. La strategia Biodiversità 2030 dovrà essere attuata in sintonia con la strategia per i sistemi agro-alimentari “Farm to Fork”, essendo l’agricoltura la principale causa di perdita di biodiversità in Europa.E i nuovi obiettivi, concreti e misurabili, per le filiere agricolo-alimentari dovranno essere recepiti dagli stati membri nei piani nazionali per la PAC post 2020. 
L’approvazione delle strategie è certamente un evento fondamentale per la tutela della natura e della biodiversità nei prossimi 10 anni . Il fattore tempo infatti è una variabile decisiva e i leader nazionali devono sostenere queste proposte per guidare la società fuori dall’attuale crisi climatica e della biodiversità che minaccia la nostra stessa esistenza.
Per approfondimenti


giovedì 21 maggio 2020

Persone e non braccia. Lo sciopero degli invisibili.

In sostegno del lavoro agricolo, contadini/e e braccianti per un'agricoltura dei diritti. Oggi si è svolto lo sciopero degli invisibili. Alcune riflessioni a cura di ARI Associazione Rurale Italiana.

Siamo a fianco di USB Lavoro Privato nazionale e altre organizzazioni sindacali che, in risposta al decreto “Rilancio”, hanno annunciato uno sciopero dei e delle braccianti per il giovedì 21 maggio 2020 chiedendo il sostegno dei/delle contadini/e e dei consumatori.
Tale decreto, varato dal Consiglio dei Ministri il 13 maggio, ha in qualche modo materializzato un dibattito in corso da ormai due mesi e mezzo sul tema della regolarizzazione del lavoro agricolo. A questo è dedicato l'articolo 110 bis dal titolo “Emersione di rapporti di lavoro”, che istituisce due differenti modalità di regolarizzazione: la prima consiste nell'emersione dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati/e irregolarmente attraverso l'autodenuncia del datore di lavoro, la seconda nel rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi per le persone il cui permesso era scaduto a partire dal 31 ottobre 2019. Queste misure si rivolgono ai lavoratori e alle lavoratrici impiegati/e nei settori dell’agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacoltura; assistenza alla persona; lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare.
Tale intervento, che rafforza ulteriormente il vincolo tra manodopera e datori di lavoro, resta una regolarizzazione parziale e frammentaria, espressione di una visione della dignità del lavoro, delle persone e dell'agricoltura stessa difficilmente accettabile.
Sin dall'inizio della crisi sanitaria, un'enfasi rilevante è stata infatti posta sul rischio della mancanza di manodopera agricola migrante necessaria al funzionamento del sistema agroalimentare italiano.
I toni allarmistici utilizzati a riguardo, lasciano intravedere la preoccupazione che una lieve flessione dell'offerta di lavoro possa mettere a rischio non tanto i raccolti, quanto la disponibilità di una manodopera in eccesso ricattabile e in concorrenza, condizioni necessarie per il contenimento dei salari. Se i dati dimostrano in effetti che il lavoro salariato in agricoltura, in cui si stima una presenza di contratti irregolari di circa 164 mila unità, è un aspetto strutturale dell'agricoltura italiana, il problema non può essere certo affrontato con interventi emergenziali e sradicati dalla specificità del settore economico in cui si inserisce.
Il decreto derubrica anche al comma 17 gli interventi finalizzati a “contrastare efficacemente i fenomeni di concentrazione dei cittadini stranieri di cui ai commi 1 e 2 in condizioni inadeguate a garantire il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie richieste al fine di osservare la diffusione del contagio da Covid-19 ” non tenendo minimamente in conto il carattere strutturale degli insediamenti informali in cui vivono migliaia di lavoratori migranti.
Nel corso degli anni, noi contadini/e, a fianco di associazioni antirazziste e sindacali, abbiamo assistito ad una proliferazione di tendopoli, talvolta platealmente distrutte per poi essere ricostruite attingendo al denaro pubblico, e di misure per permettere l’accesso alle stesse che hanno rappresentato un progressivo perfezionamento delle forme di gestione degli spazi di vita di lavoratori e lavoratrici.
Crediamo sia il tempo di interventi strutturali che puntino allo smantellamento di questi insediamenti a fronte di un accesso mediato e garantito dalle istituzioni locali a sistemazioni abitative dignitose, tenuto conto dei bisogni specifici dei lavoratori e delle lavoratrici di ciascun territorio. Qualsiasi altro tipo di intervento che prescinda ancora una volta dalle voci dei diretti interessati rischia di tradursi in un oneroso dispendio delle risorse pubbliche per soluzioni fallimentari o di creazione di ulteriore frammentazione e tensione tra i lavoratori/lavoratrici stessi/e.
Il decreto intende inoltre rafforzare la Rete del lavoro agricolo di qualità, introdotta nel 2014. Il riferimento a tale strumento rafforza l'idea del/della lavoratore/lavoratrice che può godere di diritti solo in base alla propria funzionalità ad un'agricoltura che è quella a misura dell'agroindustria italiana. Crediamo sia necessaria una riflessione critica sui rapporti di forza all'interno delle filiere del Made in Italy, un sistema economico produttivo che rimane, in tutti i suoi aspetti organizzativi, distante dai bisogni dei contadini e dei lavoratori, ma anche dei consumatori, a favore di poche grandi industrie orientate principalmente all'esportazione.
Siamo alleati delle associazioni e dei gruppi che da anni hanno sostenuto con azioni di solidarietà attiva i lavoratori e le lavoratrici dei campi che in questi due mesi non hanno avuto il diritto al distanziamento sociale. Crediamo allo stesso tempo queste azioni solidali siano da sostenere perché strumenti che accendono l'attenzione sul tema del lavoro e richiamano alle responsabilità le istituzioni come nel caso della campagna Portiamo l'acqua al ghetto di Campobello di Mazara” in Sicilia dove ad una raccolta fondi per rispondere ad un bisogno primario si accompagnano puntuali indicazioni per interventi strutturali (vedi comunicato stampa del 14 maggio 2020).
Riteniamo che oggi più che mai sia necessario riaffermare e rimettere al centro del dibattito pubblico e politico i diritti già sanciti dalla #UNDROP “Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e di altre persone che lavorano in zone rurali”, in particolare il diritto a un tenore di vita dignitoso, a condizioni di lavoro sicure e sane, incluso l’accesso all’ acqua potabile e ai servizi igienici, alla previdenza sociale e ad un alloggio adeguato.
Chiediamo quindi, come già espresso nel nostro comunicato del 30 marzo scorso, una sospensione immediata dei cosiddetti “Decreti Salvini”, la regolarizzazione di tutti i/le migranti e l’attuazione di misure volte a risolvere in modo strutturale e permanente la questione degli insediamenti informali dei lavoratori e delle lavoratrici agricoli/e.
Per informazioni e contatti: info@assorurale.it  
FB @assorurale http://www.assorurale.it/ 



martedì 19 maggio 2020



Pubblichiamo una nota dei Co Portavoce di Europa Verde E.R. Silvia Zamboni e Paolo Galletti,  sul fenomeno del caporalato, a seguito degli episodi venuti alla luce nelle campagne romagnole.

Scoperti nuovi casi di caporalato nelle campagne della Romagna: occorre intervenire con urgenza e fermezza per bloccare il fenomeno alla radice.
“La Regione Emilia-Romagna promuova un Patto per il Giusto Compenso al Lavoro Agricolo coinvolgendo le forze economiche e sociali della filiera”.

Bologna, 19.05.2020 - La recente emersione di un nuovo caso di caporalato in Emilia-Romagna, con migranti afgani e pachistani impiegati in aziende dei territori di Castrocaro Terme, Bagnara di Romagna, San Clemente e San Giovanni in Marignano pagati da loro connazionali pochi euro al giorno e condannati a vivere in condizioni disumane, ha alzato il velo su una realtà finora rimasta nell'ombra, nonostante nella nostra regione fossero emersi episodi di caporalato anche in passato. Come ricordava domenica scorsa su un quotidiano bolognese Umberto Franciosi, Segretario Generale Flai Cgil, che citava in particolare un caso a Forlì, precisando che la sua organizzazione denuncia “da anni casi di caporalato e intermediazione di manodopera agricola in tutta la filiera emiliano-romagnola: dai campi ai macelli”.

L'importante opera di indagine svolta dalla Magistratura e dall'Ispettorato del lavoro, che ha portato in superficie il nuovo caso nelle campagne romagnole, affronta però solo la parte finale del problema, che per essere risolto va analizzato e affrontato nella sua complessità.
Due i piani sui quali occorre agire con urgenza.

Il primo: regolarizzazione dei braccianti immigrati per sottrarre alla malavita esseri umani da sfruttare col lavoro nero facendo leva sulla loro situazione di fragilità sociale. Giusta, quindi, la recente decisione del governo di regolarizzare i migranti che lavorano nelle campagne. Si tratta però solo di un aspetto: tutti i lavoratori agricoli stagionali - italiani oltre che stranieri - sono esposti al rischio dello sfruttamento e dell’intermediazione criminale di manodopera.

Per questo bisogna intervenire su un secondo piano, ossia garantire il giusto compenso ad imprenditori agricoli e braccianti lungo tutta la catena del valore, per sottrarre gli stagionali  al lavoro nero e al caporalato, che sono funzionali a ridurre i costi della manodopera in una situazione in cui il datore di lavoro agricolo sia a sua volta sotto-remunerato dall’acquirente finale. Tale situazione di squilibrio nel potere contrattuale tra produttori e acquirenti danneggia anche i circuiti agroalimentari locali, la piccola distribuzione di prossimità e l’agricoltura contadina.
Anche la direttiva 633/2019 del Parlamento europeo sottolinea che "Nella filiera agricola e alimentare sono comuni squilibri considerevoli nel potere contrattuale tra fornitori e acquirenti di prodotti agricoli e alimentari. È probabile che tali squilibri di potere contrattuale comportino pratiche commerciali sleali nel momento in cui partner commerciali più grandi e potenti cerchino di imporre determinate pratiche o accordi contrattuali a proprio vantaggio relativamente a una operazione di vendita".
In questo contesto, non aiuta il fatto che, dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati, sia ancora ferma al Senato la proposta di legge che vieta le aste al doppio ribasso nell’acquisto di prodotti alimentari dai produttori all’origine.

Per contrastare questa deriva, la Regione Emilia-Romagna può fare molto, a partire dall’attivare
la Consulta Agricola Regionale, che riunisce associazioni dei produttori agricoli, sindacati e Grande Distribuzione Organizzata (GDO) - principale sbocco di mercato per l’ortofrutta proveniente dalle nostre campagne. Questo tavolo di confronto - che Europa Verde chiede di integrare con l'Ispettorato del lavoro e le organizzazioni dei produttori biologici, una realtà sempre più rilevante in Emilia-Romagna - deve diventare la sede per concertare una soluzione strutturale al problema del caporalato che ristabilisca il giusto equilibrio tra tutti gli attori della filiera per assicurare la trasparenza del prezzo finale dei prodotti agricoli attraverso la ridefinizione delle quote di giusto salario per i lavoratori e di giusto profitto per gli imprenditori. In altre parole, occorre definire e siglare un Patto per il Giusto Compenso al Lavoro Agricolo.

A garanzia di questa correttezza, Europa Verde propone inoltre di istituire un marchio di certificazione per i prodotti "liberi dal caporalato".  Con questo strumento si potrebbe contrastare alla radice il fenomeno del lavoro in nero e/o sottopagato, rendendo il lavoro agricolo socialmente sostenibile e premiando i produttori onesti.
Infine, proponiamo che il possesso di questo marchio sia collegato all’ottenimento di specifiche premialità da inserire nei futuri bandi per l’assegnazione dei fondi del Programma di Sviluppo Rurale.

Paolo Galletti, co-portavoce Europa Verde/Federazione dei Verdi Emilia-Romagna
Silvia Zamboni, consigliera regionale di Europa Verde
e co-portavoce Europa Verde/Federazione dei Verdi Emilia-Romagna


giovedì 7 maggio 2020



Condividiamo e rilanciamo l’appello dei cuochi dell’Alleanza Slow Food per chiedere alle istituzioni di sostenere la migliore agricoltura d’Italia e la ristorazione di qualità, hanno aderito a oggi 2500 tra cuochi, contadini, allevatori, artigiani e cittadini




https://www.italiaambiente.it/2020/05/07/appello-dei-cuochi-per-sostenere-la-piccola-agricoltura-fare-rete-dal-campo-al-ristorante/